Cosa significa ..
"I poveri sono del tutto in grado di cambiare la loro vita con le proprie forze, purchè vengano rimosse le barriere che sono state poste attorno a loro dal sistema attuale..." Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank
Cooperazione
Una mano tesa tra Nord e Sud del mondo, un ponte di solidarietà tra ricchi e poveri del pianeta. Un atteggiamento culturale e una prassi politica che significano apertura e disponibilità al dialogo. Niente a che vedere con l'elemosina istituzionalizzata: ma, appunto, co-operare, cioè lavorare insieme. Ed è proprio grazie all'opera seria, incessante, altamente qualificata e al tempo stesso piena di umanità, di rispetto di migliaia di nostri connazionali se l'Italia ha saputo diventare nel tempo uno dei più apprezzati interlocutori dai governi e dalle popolazioni del cosiddetto Terzo mondo. Associazioni, gruppi di volontariato, singole persone: sono loro, ancor prima dello Stato o di altre istituzioni, i veri artefici della rinascita di intere regioni, disastrate dalla fame, dalla miseria, dalle malattie. Un'opera spesso non facile, che ha visto anche la nostra Provincia in prima linea. Per capire però come sia maturato il diretto coinvolgimento dell'ente pubblico trentino, è necessario fare un passo indietro.
Tutto comincia negli anni '80 ..
Un periodo di svolte storiche ma anche di autentici drammi internazionali. Ancora una volta, sono i Paesi più poveri, africani, asiatici, latino-americani, ed est europei a levare alto il loro grido di aiuto. E' soprattutto in quegli anni, dunque che l'aggravarsi della crisi economica e sociale e l'approfondirsi dei legami internazionali e di interdipendenza con i Paesi industrializzati, hanno contribuito ad aumentare, anziché diminuire il divario tra Paesi sviluppati e i Paesi emergenti.
Salvo alcune eccezioni, tutti i paesi in via di sviluppo hanno registrato tassi di crescita molto ridotti o addirittura una contrazione degli stessi. Il costante peggioramento della qualità della vita, un ulteriore indebolimento delle istituzioni, la progressiva distruzione delle risorse naturali ed una forte polarizzazione delle disparità sociali sono gravi problemi con cui si devono confrontare i Paesi del Terzo e Quarto Mondo (in particolare l'Africa sub-sahariana). Tali condizioni sono state la causa di fortissimi flussi migratori verso paesi industrializzati. Sono dati preoccupanti, dietro le cifre annualmente fornite dagli organismi internazionali si cela una sconfortante verità: le attività di cooperazione internazionale non sono ancora riuscite ad innescare i processi che avrebbero dovuto mutare i trend di sviluppo di quei paesi.
L'Italia alla fine degli anni Ottanta, in linea con gli altri paesi donatori, ha rivisto la propria politica di cooperazione allo sviluppo ridimensionando fortemente le risorse disponibili: in dieci anni si è passati dal quattro per mille del nostro prodotto interno lordo all'uno per mille. Una caduta verticale dei fondi statali, determinata anche dall'esperienza negativa della "malacooperazione" che alla fine degli anni Ottanta ha fatto emergere scandali, corruzione e malversazioni.
Questa politica si è tradotta in un sostanziale blocco dell'attività di cooperazione allo sviluppo a livello governativo e le regioni, le province autonome, gli enti locali italiani, le organizzazioni non governative, dall'arrivo della
Legge 49/87 (pdf, 144 kb), hanno realizzato le iniziative nei vari settori della cooperazione allo sviluppo prevalentemente con fondi propri.
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