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Interviste
08.06.2010
Armando Stefani
L'hanno chiamato "viaggiare leggero". E' il turismo sostenibile e responsabile che coniuga meritato relax, con una conoscenza autentica e rispettosa, quasi in punta di piedi, dei popoli e degli ambienti visitati. Il turista è ospite, davvero vive ogni meta sentendosi coinvolto nella vita reale, nei suoi ritmi e nelle sue dinamiche più nascoste e curiose. E' turismo responsabile anche perché lascia ai "locali" un ritorno economico diretto, li responsabilizza e li aiuta a migliorare i servizi offerti. Armando Stefani, turista sostenibile da molti anni, ci racconta questo nuovo modo di viaggiare.
Cosa rappresenta per Lei la solidarietà internazionale?

Sul piano personale l'esperienza nella cooperazione internazionale rappresenta la storia forse più significativa della mia vita. Attraverso di essa ho potuto esplorare un pezzo di mondo a me distante, entrare in relazione con centinaia di persone di culture diverse. Sono potuto crescere in questi ultimi dieci anni avendo la sorte di osservare l’evoluzione di due mondi paralleli. Ho vissuto una doppia vita in due continenti diversi, con tutta la ricchezza che questo comporta, a cominciare dalle profonde evoluzioni che avvengono nei due contesti: il primo mondo che si avvia verso il declino e i paesi poveri che aiutavamo che ora stanno avviandosi verso lo sviluppo e ci supereranno in pochi anni. Questa esperienza ha significato anche confrontarmi con un’altra cultura e capire fino in fondo che le diversità sono questioni serie, profonde, che complicano notevolmente la capacità di portare a termine un progetto. Sul piano collettivo l'esperienza con Tremembè, associazione fondata da me con alcuni amici nel 1998, mi ha anche permesso di evolvere molto sul piano gestionale, organizzativo e naturalmente culturale. Inoltre vivere questa avventura ha significato confrontarmi, leggere, studiare cosa significa fare cooperazione. E qui faccio riferimento a tutta la bellissima esperienza formativa trentina, prima con l’UNIP (Università internazionale dei popoli per la Pace) di Rovereto ed oggi con il CFSI, (Centro Formazione alla Solidarietà Internazionale), di Trento. Non posso non ricordare l'interessantissima esperienza vissuta con gli amici con cui abbiamo dato vita alla Carta di Trento.

Come è cambiato l'approccio a questo tema da parte di associazioni e cittadini nel corso degli anni?

Limitando l’analisi all’esperienza trentina noto che l’approccio al mondo della cooperazione si muove lungo due importanti filoni. Il primo è di tipo assistenziale e vede nel passaggio del dono tra donatore e beneficiario l’elemento principale e ultimo del fare cooperazione. Il secondo è quello - ancora tutto da costruire e purtroppo ancora oggi fortemente minoritario - che immagina la cooperazione internazionale come un lungo processo tra comunità. In questo percorso di conoscenza reciproca storie e culture diverse si incontrano, si studiano, si confrontano, anche duramente, sul modo migliore per risolvere i problemi e per immaginare un pezzo di strada insieme. Questo approccio dà per scontato che i due soggetti abbiano vicendevolmente cose da offrire e da ricevere. Al primo filone appartiene quel pezzo di cooperazione che generalmente decide di mandare i propri volontari a costruire una scuola, una chiesa, un orto, o che comunque si appoggia o delega il missionario trentino o italiano a svolgere opere di bene nei territori dove opera. Al secondo gruppo appartiene invece quella linea che decide che tutto ciò che “facciamo al posto loro” ha poco senso dentro una visione di medio-lungo periodo e che le azioni e le attività sia meglio farle fare a loro, anche a costo di impiegarci il doppio e ottenere un risultato più scadente. A me sembra che nel nostro Trentino - grazie soprattutto al lavoro di UNIP  prima e della SFSI (Scuola di formazione alla solidarietà internazionale) oggi - sempre più cooperanti mettano in discussione l’approccio di tipo assistenziale e si interroghino sul senso del loro impegno e sacrificio.

Cosa dovrebbero fare le istituzioni per promuovere al meglio la solidarietà internazionale? Conosce esempi di "buone pratiche?”

In Trentino si sta operando complessivamente bene. Se dovessi dare un'indicazione operativa direi che la nostra Provincia dovrebbe ulteriormente selezionare i finanziamenti alle associazioni che non si danno come obiettivo anche la formazione dei propri soci attraverso la SFSI. Sempre più è necessario abbandonare l’idea che la cooperazione internazionale si basi sui buoni sentimenti. Non basta avere buoni obiettivi per garantire risultati accettabili. A me sembra che la PAT, in quanto ad attenzione al mondo della cooperazione internazionale,  sia un modello per le altre regioni italiane.

 
Si descriva con cinque parole

Ostinato, presuntuoso, responsabile, metodico, sgobbone.

Formi un acrostico con le parole solidarietà internazionale

Sostanzialmente; Ognuno; Lavoro; Internazionale; Dono; Attenzione; Ricerca; Interesse; Entusiasmo; Totale; Amicizia ; Instabilità; Naturalità; Trasgressione; Eccitazione; Risposte; Normalità; Azione; Zanzara; Interazione; Occasione; Notevole; Amore; Lavoro; Essenzialità.

Descriva la solidarietà internazionale con un film, un pezzo teatrale, o una canzone.

Mission. Questo film mette in evidenza con grande chiarezza gli obiettivi, i sentimenti e le azioni che spesso hanno caratterizzato e caratterizzano la cooperazione internazionale.

Quale è per Lei il valore aggiunto del turismo sostenibile?

La relazione. Le agenzie tradizionali possono offrire i migliori servizi e paesaggi del mondo, ma non possono “vendere” una relazione genuina.

Nel 1998 con Tremembè ha preso il via la prima esperienza di turismo responsabile in Brasile. Cosa ha lasciato questo scambio culturale e umano sia ai turisti ospiti sia ai locali ospitanti?

Alle centinaia di ospiti occidentali ha lasciato un profondo ricordo che molti conservano ancora oggi: un' amicizia, un incontro casuale, una festa improvvisata, un cafesinho (caffè) nelle “barracas”(case tipiche di paglia sul mare del Brasile) offerto dai pescatori. Un viaggio è poca cosa se non permette di entrare in relazione con la comunità ospitante. Per i locali il turismo familiare ha significato essenzialmente un'opportunità di crescita economica e di imprenditorialità locale auto-gestita.

Biografia
Armando Stefani è professore all'Istituto d'arte A. Vittoria di Trento, dove si distingue per sensibilità verso gli studenti diversamente abili e verso i temi della diversità. Dopo aver fatto un viaggio in Brasile, nel giugno 1998, con la famiglia e alcuni amici, fonda Tremembè, associazione che si occupa di diffondere la cultura del turismo responsabile, sostenendo in particolare la rete di turismo di comunità Tucum in Brasile, nello stato del  Cearà. Tra le numerose attività organizzate dall'associazione, si ricordano le "Cene dell'AltroMondo", un viaggio attraverso la cultura e i sapori della Terra. Attualmente Stefani è presidente della Circoscrizione Argentario del Comune di Trento.

Approfondimenti:

Leggi Viaggiare leggeri il numero monografico della rivista Trentino senza Confini sul turismo responsabile (luglio - settembre 2003 , n. 4). + www.tremembe.it + www.responsibletravel.it

Intervista a cura di Enrico Tozzi
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