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I tavoli provinciali

Frutto della Cooperazione Decentrata

Per cooperazione decentrata si intende una azione di cooperazione allo sviluppo svolta dalle Autonomie locali italiane (Regioni, Province, Comuni), singolarmente o in consorzio tra loro, attraverso il concorso delle risorse della società civile organizzata presente sul territorio di relativa competenza amministrativa (università, sindacati, ASL, piccole e medie imprese, imprese sociali). Questa azione di cooperazione deve realizzarsi attraverso una sorta di partenariato con un ente omologo del Sud del mondo. In altri termini, due enti locali (uno al Nord e uno al Sud del mondo) concertano tra loro per la definizione e la realizzazione di un progetto di sviluppo locale. Si tratta di una forma di cooperazione che mira al coinvolgimento della società civile, tanto quella del “Nord” quanto quella del “Sud”, nelle fasi di ideazione, progettazione ed esecuzione dei progetti di sviluppo.
 
Più in particolare gli obiettivi perseguiti dalla cooperazione decentrata sono: 
  • mobilitare le popolazioni e tener conto maggiormente dei loro bisogni e delle loro priorità; 
  • rafforzare il ruolo e la posizione della società civile nei processi di sviluppo;
  • favorire lo sviluppo economico e sociale - duraturo ed equo - attraverso la partecipazione. La cooperazione decentrata, prevedendo la partecipazione diretta degli individui, sia quelli dei paesi donatori che quelli dei paesi beneficiati, riconosce l'esistenza di una molteplicità di soggetti dello sviluppo.
In questo modo, si discosta notevolmente dalla logica dei macro-interventi ideati nei centri decisionali occidentali ed esportati, spesso in modo acritico, un po' ovunque nel mondo. La cooperazione decentrata è pensata a partire dalle esigenze locali e progettata attraverso un'integrazione delle competenze locali e delle competenze dell'ente del paese industrializzato che promuove l'intervento. Il riconoscimento delle competenze specifiche delle entità locali (piccole e medie imprese, imprese sociali, sindacati, università…) e l'invito a farle cooperare rappresenta l'elemento qualificante della cooperazione decentrata.
 
Gli enti locali, infatti, dovrebbero agire in base alle loro competenze (ad esempio, il comune di Genova avendo delle competenze marittime potrebbe promuovere progetti con città portuali piuttosto che con un oasi del Sahel; la regione dell'Emilia Romagna ha competenze agricole e pertanto potrebbe attivarsi in questa direzione, etc.). A loro volta, i programmi decentrati, per il loro carattere ristretto, sono più controllabili e proprio il fatto di aver puntato sullo sviluppo locale costituisce una garanzia di sostenibilità dell'intervento, ossia la sua capacità di sostenersi nel tempo attraverso le risorse umane, tecniche ed istituzionali locali, attraverso una capacità di gestione locale. 
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