
26.07.2010
Il Governo italiano sui Saharawi
Carmen MOTTA (PD), illustra la risoluzione in titolo, di cui è cofirmataria, raccomandandone l'adozione. Nel ricordare le iniziative del Parlamento europeo che ha richiamato l'attenzione in più occasioni sul rispetto dei diritti umani nel Sahara occidentale, ribadisce il diritto all'autodeterminazione del popolo Saharawi, che dovrebbe esplicitarsi attraverso il referendum previsto dalle risoluzioni dell'ONU. Nel richiamare altresì i rapporti critici dell'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, di Amnesty International e dello Human Rights Watch, si sofferma sul caso di Aminatou Haidar e sui nuovi arresti degli attivisti Saharawi verificatosi nello scorso autunno nonché sulle tristi condizioni in cui versano i 40 mila detenuti nelle carceri marocchine. Denuncia poi come la situazione si faccia più preoccupante di giorno in giorno, come dimostrano le violenze di cui sarebbero stati vittima alcuni attivisti al ritorno dai campi profughi lunedì scorso.
Lamenta inoltre il peggiorare delle condizioni di vita dei profughi stessi in Algeria anche a causa della crisi alimentare dovuta al calo degli aiuti internazionali. Ad esempio, anche l'Italia per il 2010 ha ridotto da 7 milioni a solo 300 mila euro la propria assistenza. Prende quindi atto con soddisfazione di alcune dichiarazioni rese in una recente intervista del Ministro degli Affari esteri Franco Frattini, a favore della ripresa del dialogo diretto tra il regno del Marocco e il Fronte Polisario, e a garanzia del diritto di autodeterminazione in conformità alle risoluzioni dell'ONU. Esprime apprezzamento in particolare per le preoccupazioni relative alla situazione dei diritti umani manifestate dal Ministro Frattini. Considera pertanto particolarmente positivo che il Governo italiano stia mantenendo, pur nell'alternanza delle maggioranze, lo stesso atteggiamento di equilibrio verso un'area di grande interesse strategico delle cui sorti la maggioranza dovrebbe occuparsi maggiormente.
Il sottosegretario Vincenzo SCOTTI, fa presente che l'Italia segue con attenzione l'evolversi del contenzioso tra Marocco e Fronte Polisario sul Sahara Occidentale, in primo luogo per le evidenti implicazioni che tale problematica ha sulla stabilità della regione. A più riprese sono stati invitati Marocco e Fronte Polisario a mantenere un dialogo franco, aperto e senza precondizioni, che consenta di ottenere concreti progressi nell'ambito del processo negoziale condotto sotto l'egida delle Nazioni Unite. Sono sempre stati sostenuti senza riserve gli sforzi del Segretario Generale dell'ONU e del suo Inviato Personale in vista del raggiungimento di una soluzione politica equa e durevole e che possa essere accettata da tutte le Parti, in conformità alle risoluzioni delle Nazioni Unite.
Esprime quindi piena consapevolezza delle conseguenze che l'evolversi del contenzioso può comportare dal punto di vista umanitario. Il Governo ha seguito, fin dall'inizio, la vicenda dei sette attivisti Saharawi arrestati al rientro da una visita nei campi profughi in Algeria. È possibile registrare al riguardo qualche sviluppo positivo. In particolare, i rappresentanti dello stesso Fronte Polisario hanno confermato che gli attivisti detenuti, in attesa di essere giudicati da un Tribunale Militare marocchino, hanno potuto usufruire di assistenza legale e ricevuto visite dei propri familiari. Nel gennaio 2010 è stata disposta la scarcerazione, per motivi di salute, di una dei sette detenuti. Il 28 aprile 2010 gli attivisti saharawi hanno interrotto lo sciopero della fame avviato nel mese di marzo. Il 18 maggio 2010 le Autorità di Rabat hanno accolto la richiesta di libertà provvisoria in favore di altri tre detenuti (Saleh Lebaibi, Rachi Sghaer e Ihdih Tarouzi). Restano però in carcere i tre altri attivisti per i quali le indagini istruttorie non sarebbero ancora concluse.
Dopo lo svolgimento, nel gennaio scorso, dell'udienza preliminare, non è ancora stata fissata la data di inizio del procedimento giudiziario vero e proprio nei confronti dei sette esponenti Saharawi. Secondo quanto segnalato dai Rappresentanti del Fronte Polisario, sono attualmente detenuti nelle carceri marocchine, per diverse tipologie di reato, complessivamente 46 rappresentanti saharawi, dei quali alcuni tuttora in attesa di giudizio. Ritiene pertanto fondamentale che l'Italia continui a monitorare l'evoluzione della situazione del Sahara Occidentale e le vicende giudiziarie degli attivisti saharawi, in stretto raccordo con i partner dell'Unione Europea e con le Istituzioni comunitarie. Un'azione di sensibilizzazione congiunta rappresenta, infatti, lo strumento più adeguato per facilitare una soluzione positiva. Lo ha confermato, da ultimo, il caso Haidar, l'esponente Saharawi che respinta alla frontiera dalle autorità marocchine per essersi dichiarata cittadina del Sahara Occidentale e non del Marocco, è rimasta per oltre un mese in sciopero della fame all'aeroporto di Lanzarote. Grazie soprattutto alle pressioni congiunte della comunità internazionale su Rabat, ella ha potuto ricongiungersi con i propri familiari il 17 dicembre 2009.
Continua ..
Scarica la
Risoluzione [PDF - 50,36 KB], 21 luglio 2010