Chi visita Jaffna per turismo, farà un
viaggio gradevole. La penisola di Jaffna è graziosa, si sta
modernizzando solo poco per volta, a Jaffna città e lungo la strada A9.
Strade, ferrovie, ponti sono in via di sviluppo, i famosi templi
buddisti chiamati ‘Nagadeepa Viharaya’ (tempio) sono sempre più
popolari, ogni cosa è bella.
Ma chi vuole vedere come davvero vive la popolazione, troverà uno scenario assai differente.
Il governo o altri enti pubblici non hanno
disposto alcun programma per tutelare o aiutare queste donne, che
spesso devono sostenere 4-5 figli senza alcun aiuto e facendo lavori
precari. I loro figli a volte non hanno da mangiare. Solo gruppi
privati le aiutano a trovare lavoro.
Subajini Thurairajah, cooordinatrice del
Centro culturale femminile, ci dice che nella penisola di Jaffna sono
residenti 26.300 vedove e altre decine di migliaia sono nelle zone a
nord e a oriente, soprattutto Tamil e islamiche. Ella ci spiega che
molte vedove hanno avuto “problemi” dai soldati dello Sri Lanka, è
stato loro persino “suggerito di sposarsi”. Ma molti di questi soldati
sono solo di passaggio e hanno in mente solo di “divertirsi”. I
residenti ci spiegano che, con molte donne rimaste senza uomo,
ritengono scorretto che il governo non intervenga per dire ai soldati
singalesi di rispettare queste vedove e di non tentare di approfittare
della loro situazione di bisogno.
“Queste vedove – prosegue Thurairajah –
subiscono ancora il trauma per i crudeli eventi della guerra, specie
per il disgraziato momento della morte dei mariti, spesso caduto
davanti ai loro occhi. Alcune di loro non sanno come dire ai figli che
il loro amato padre è morto. E’ difficile dire ai figli che il padre è
stato ucciso da una bomba anonima” che lo ha colpito senza un vero
motivo.
Solo alle donne diventate vedove prima del 2008 è stato dato un certificato di morte del marito, alle altre è stato negato.
Un aspetto negativo della cultura Tamil è considerare le vedove con
disfavore sociale, quasi fossero portatrici di malasorte. Queste vedove
non sono invitate agli eventi felici, i Tamil di casta elevata le
evitano ed escludono.
“Non ci piace questo modo di fare – dice ancora l’attivista – e
vogliamo aiutare queste donne. Occorre aiutarle a sviluppare una
diversa mentalità, a riprendere il loro posto nella società e a dare
loro maggiore dignità come donne e madri”.
di Melani Manel Perera